Ciao, in questi giorni ho voluto scrivere un post in risposta alle varie richieste che ricevo regolarmente al riguardo di quali libri leggere per avvicinarsi al pensiero orientale oppure per approfondire aspetti legati alle discipline di cui mi occupo: Shiatsu, Qi Gong, Meditazione, Medicina Cinese.

Dato che questa domanda mi è rivolta spesso, sia da parte dei clienti che ricevono trattamenti sia da parte dei miei allievi, ho deciso di fare un post che possa costituire una risorsa di riferimento per tutti loro, ma anche per tutti coloro interessati a queste tematiche.

Dopo questa prima stesura riprenderò periodicamente il post per ampliarlo ed aggiornarlo.

Inoltre per non fare un semplice elenco di titoli per ogni libro ho fatto una breve descrizione che può aiutare il lettore a orientarsi meglio e trovare ciò che si adatta meglio alle sue necessità.

Per praticità ho diviso i libri in categorie a seconda dell’argomento principale che viene trattato.

Ecco i miei consigli su una bibliografia essenziale 😊:

Shiatsu

  • Il nuovo libro dello shiatsu, autore Paul Lundberg, edizioni Red

Questo è un libro adatto sia a chi si avvicina per la prima volta a questa Arte, sia a coloro che hanno intrapreso un percorso di formazione. Il libro è scritto molto bene. Il testo ha tante illustrazioni e tratta sia gli aspetti pratici che i fondamenti teorici dello Shiatsu. Da segnalare che il libro segue il filone dello Shiatsu integrato con la Medicina Cinese (il filone che io stesso seguo), quindi si trovano informazioni sui concetti di base della Medicina Cinese: es. Yin-Yang, Cinque Fasi, i 12 meridiani.

  • Shiatsu. Teoria e pratica, autore Carola Beresford Cooke, edizioni Casa Editrice Ambrosiana

Questo testo non si pone l’obiettivo di essere un libro divulgativo ma di essere un vero e proprio manuale di riferimento per studenti e professionisti. Il testo è ben curato e molto completo. Affronta in maniera estesa i vari aspetti tecnici e teorici dello Shiatsu. Il libro è arrivato ormai alla 3a edizione e vari ampliamenti sono stati fatti tra una edizione e l’altra. Il libro include anche un DVD con dei video delle sequenze spiegate nel libro. Una delle cose che apprezzo di più di questo libro è lo sforzo fatto per trattare in maniera chiara la teoria propria dello Shiatsu stile Masunga e la teoria proveniente dalla Medicina Cinese, chiarendo i punti in comuni e le differenze. Carola Beresford fa quindi un chiarimento fondamentale per gli studenti di Shiatsu, che spesso hanno difficoltà a distinguere gli aspetti teorici che riguardano specificamente ognuno di questi due mondi.

Medicina Cinese

  • Medicina cinese. Fondamenti e metodo, autore Ted J. Kaptchuk, edizioni Red

Il libro illustra vari aspetti teorici della Medicina Cinese con un linguaggio che lo rende più scorrevole di altri testi del genere. La cosa che di questo libro risalto di più è la prima parte, dove l’autore affronta le differenze filosofiche del sistema medico cinese e quello occidentale. L’autore spiega al lettore occidentale il contesto culturale e filosofico che contraddistingue la Medicina Cinese, e questo è di grande utilità per chi si avvicina per la prima volta al vasto mondo del pensiero orientale e in particolare alla Medicina Cinese. La seconda parte del libro costituisce un valido riferimento per gli studenti di Shiatsu e Qi Gong, anche se la trattazione dei vari aspetti teorici non è molto approfondita (vedere il seguente suggerimento per un testo più completo).

  • Fondamenti di medicina tradizionale cinese, autori Franco Bottalo e Rosa Brotzu, edizioni Xenia

Questo libro è un ottimo di riferimento per tutti coloro che si occupano di Medicina Cinese e discipline affini. Il libro tratta tutti i vari aspetti teorici fondamentali della Medicina Cinese. Il capitolo dedicato alla valutazione della persona è bene strutturato e abbastanza completo da essere impiegato dagli studenti e i professionisti. Il libro inoltre ha il pregio di usare un linguaggio piacevole e non troppo accademico, pur essendo preciso ed esaustivo nelle definizioni, facilitando in questo modo la lettura e lo studio.

  • Manuale pratico di medicina cinese. Il potere dei cinque elementi, autore Achim Eckert, edizioni Hermes

Consiglio questo testo per approfondire l’argomento dei Cinque Elementi (chiamati anche cinque movimenti o cinque fasi, Wu Xing in cinese). I Cinque Elementi è uno dei pilastri del pensiero cinese e spesso è l’argomento che aiuta di più le persone a comprendere il forte accento posto sulla interconnessione e interdipendenza dei vari aspetti della realtà propria della cultura orientale tradizionale. Il libro è molto adatto anche per coloro che ancora non hanno una conoscenza strutturata del pensiero orientale, infatti il testo punta a far fare esperienza diretta al lettore dei concetti spiegati attraverso esercizi e riflessioni mirate. Tutta la teoria di base del pensiero orientale è sempre una teoria applicativa, che va compresa attraverso il vissuto diretto, la sfida di chi insegna questi argomenti è infatti uscire dall’inquadratura marcatamente accademica e astratta a cui siamo più abituati, in questo libro l’autore ci riesce egregiamente.

Qi Gong

  • La via del qi gong, autore Lam Kam Chuen, edizioni Red

Tra i vari libri di Qi Gong questo è quello che consiglio più frequentemente ai miei allievi. Rispetto ad altri questo libro presenta un ottimo bilanciamento tra le spiegazioni dei principi della disciplina, sezioni dedicate alla comprensione dello ‘spirito’ del Qi Gong e spiegazioni efficaci dei vari esercizi. Inoltre il libro è riccamente illustrato, il che rende le spiegazioni molto più efficaci. Questo testo è utile sia per principianti che per praticanti più esperti, poiché affianca alle spiegazioni delle basi anche spunti di notevole profondità.

  • Le radici del qigong cinese, autore Jwing-Ming Yang, edizioni Mediterranee

Questo libro è un ottimo riferimento per approfondire sia la storia dell disciplina sia per comprendere nel dettaglio le differenze tra le differenti correnti esistenti nel Qi Gong. Il libro discute in modo particolareggiato anche i principi della pratica. E’ un testo comunque adatto a chi già pratica da un po’ di tempo e vuole avere una ‘inquadratura più larga’ su questa disciplina. L’unico appunto al testo è che trovo la trattazione che viene fatta sulla natura del Qi un po’ datata e poco funzionale per il lettore moderno, per il resto è un ottimo libro.

Pensiero orientale

  • Il Tao della fisica, autore Fritjof Capra, edizioni Adelphi

Un classico intramontabile, che ha fatto avvicinare tantissime persone al pensiero orientale facendo comprendere come i punti fondamentali delle principali tradizioni mistiche asiatiche (induismo, taoismo  e budismo) hanno straordinarie analogie con ciò che è stato scoperto sul nostro Universo dalla fisica moderna. L’autore, oltre ad essere un fisico di professione, è un ottimo divulgatore e il testo rimane molto avvincente nonostante la profondità e complessità delle tematiche trattate.

  • La pagoda magica e altri racconti per trovare la felicità dentro di sé, autore Leonardo Vittorio Arena, edizioni Piemme

Un bellissimo libro che raccoglie storie provenienti dalla Cina, Giappone, India e medio-oriente. Queste storie ci trasmettono l’essenza del pensiero orientale andando a toccare corde più profonde rispetto al pensiero razionale. L’autore commenta ogni storia e questo può essere di aiuto per coloro che muovono i primi passi nella comprensione del pensiero orientale.

Note finali

Questi sono i miei consigli di una bibliografia essenziale, ci sono però altri testi che affrontano delle tematiche specifiche e possono essere molto interessanti, nel tempo amplierò questo post anche tenendo conto delle richieste che riceverò, quindi vi invito a commentare questo post anche per fare richieste specifiche.

Infine, ci tengo a sottolineare che i suggerimenti che ho riportato sono basati sui libri che conosco e ho letto, ma su questi argomenti ci sono davvero tantissimi testi, sicuramente c’è qualche altro testo che merita di essere in questo breve elenco, datemi i vostri suggerimenti nei commenti!

Al prossimo post 😊.

Nel precedente articolo ‘cosa significa essere in salute?’ ho introdotto un modo diverso di intendere la salute. Ho illustrato come è più utile usare il concetto di vitalità al posto dell’idea a cui siamo più abituati di salute contrapposta alla malattia. Abbiamo in questo contesto espresso la considerazione che una persona  ha una buona vitalità (e quindi una buona salute) se ha una mente lucida, un buon sonno, può mangiare normalmente, è in grado di fare i movimenti necessari alla sua vita ed ha sufficiente energia per le cose da fare. Sottolineo che questo semplice concetto è molto utile per valutare il nostro stato e ci impone di pensare alla nostra vitalità-salute in modo attivo.

Ora entreremo un po’ più nel dettaglio degli aspetti che ognuno può valutare per determinare il proprio  livello di vitalità-salute. Andremo infatti ad ampliare l’elenco dei criteri da considerare, in modo da avere un insieme di indicatori per una valutazione più oggettiva.

Prima di tutto è necessario introdurre un paragone che chiarisce immediatamente il concetto: la metafora della coperta. Si, proprio quella che si usa spesso nel linguaggio colloquiale quando si dice “la coperta è troppo corta”, cioè quando s’intende che non ci sono abbastanza risorse per coprire tutte le necessità e quindi qualcosa rimane necessariamente “fuori”. E’ una metafora utile per capire ulteriormente il legame tra vitalità e salute. Abbiamo visto infatti che il concetto di vitalità è quantitativo e può variare di livello (in opposizione al concetto di salute/malattia che è come un interruttore on/off). Quindi la nostra vitalità è come la nostra coperta, che idealmente ha da coprirci interamente d’inverno per non lasciare nessuna parte al freddo. Seguendo questa metafora la nostra vitalità avrà da essere abbastanza abbondante da coprire tutte le nostre funzioni  essenziali, organiche e mentali, oltrechè essere sufficiente per permettere al nostro sistema di adattarsi in modo efficace a tutte le sollecitazioni e stimoli esterni. Ma sarebbe ancora meglio se ne avanzasse, in modo da permetterci di portare avanti, con il massimo dell’efficienza, tutti i processi di eliminazione e depurazione che permettono un appropriato rinnovamento (sia a livello fisico che mentale…naturalmente). Un ultimo importante dettaglio, la nostra vitalità ha da essere in quantità adeguata ma anche ben distribuita, infatti se abbiamo una coperta abbastanza grande ma che si ripiega tutta da una parte comunque ci lascia delle parti scoperte, quindi al fine di stare veramente bene è necessaria sia la quantità appropriata che la buona distribuzione della nostra vitalità.

la nostra vitalità è come la nostra coperta, che idealmente ha da coprirci interamente d’inverno per non lasciare nessuna parte al freddo. Quindi abbastanza abbondante e ben distribuita in modo da coprire tutte le nostre funzioni essenziali (fisiche e mentali)

Per valutare il livello di vitalità possono essere sufficienti i criteri che abbiamo elencato all’inizio dell’articolo, ma per determinare la appropriata distribuzione è necessario affiancare altri criteri. Ora vedremo un elenco di aspetti facili da osservare e comprendere da tutti, questi riguardano funzioni basilari del nostro organismo. Gli aspetti che valuteremo fanno parte di uno dei vari metodi di valutazione impiegati nella Medicina Cinese, ai  quali un professionista affianca altre modalità di valutazione per avere un quadro il più possibile completo (per es. osservazione della lingua e del viso, palpazione del polso e di punti specifici del corpo). In questo caso faremo un dialogo con noi stessi, con lo spirito di un investigatore, per capire meglio come siamo fatti e cosa possiamo fare per stare meglio. Ma vediamo subito gli aspetti che andremmo a valutare:

  • Rapporto con il caldo e il freddo
  • Dolori (e fastidi)
  • Appetito e Digestione
  • Eliminazione (feci)
  • Sonno
  • Organi di senso (vista e udito)
  • Stato emozionale

Di seguito vediamo con maggior dettaglio ogni criterio. Per valorizzare al massimo le informazioni che ricaverai, prendi foglio e penna e per ogni indicatore dai un voto da uno a dieci. Valori bassi corrispondono a uno stato non tanto buono, mentre valori alti indicano uno stato ottimale.

Rapporto con il caldo e con il freddo: Sembra banale ma questo è un ottimo indicatore, ed è molto immediato da valutare. A un buono stato di salute si associa naturalmente un rapporto abbastanza neutro con la temperatura, cioè la persona non soffre particolarmente né il caldo né il freddo. Inoltre la persona non sarà caratterizzata dalla frequente presenza di mani/piedi/viso freddi o caldi. Per contro, più soffriamo una delle due temperature o manifestiamo una sregolatezza nella nostra temperatura interna (che si manifesta nello stato di mani, piedi e viso) più ci indica che la nostra vitalità lascia alcune funzioni “allo scoperto”.

Dolori (e fastidi): è perfettamente normale avere ogni tanto qualche fastidio o qualche dolore. Il nostro apparato muscolo-scheletrico e le articolazioni sono viste dal pensiero orientale come la nostra corteccia, cioè la parte che è più coinvolta nel nostro adattamento alla sollecitazione dall’esterno, ma anche nel ‘risolvere’ tensioni e problematiche interne spesso di natura mentale-emozionale. Questo per chiarire che dolori o fastidi passeggeri sono normali anche in una persona con una buona vitalità. L’indicatore inizia ad evidenziare qualche problema quando abbiamo dolori cronici (che durano da molto tempo) o che sono intermittenti (si presentano saltuariamente ma sempre con le stesse caratteristiche da molto tempo). Naturalmente più i  dolori sono intensi e numerosi,  e  maggiore è il rilievo di questo indicatore.

Appetito e digestione: sappiamo tutti che quando stiamo male l’appetito diminuisce, e nella cultura popolare l’appetito è da sempre un indicatore dello stato di salute. Insieme all’appetito occorre valutare anche la qualità della nostra digestione. Idealmente dopo aver mangiato, oltre a un normale senso di sazietà, non bisognerebbe avere alcun fastidio. Se invece ci sentiamo appesantiti, con un peso sullo stomaco, se c’è gonfiore o acidità, allora la qualità della nostra digestione non è ottimale.

Eliminazione (feci): normalmente nella Medicina Cinese viene valutata sia la regolarità intestinale che la frequenza e le caratteristiche della minzione. Ho preferito ora entrare solo nel dettaglio della evacuazione intestinale poiché è più facile da valutare. Avremo una buona eliminazione se siamo regolari d’intestino, il che significa andare di corpo almeno una volta al giorno! Inoltre è altrettanto importante la qualità delle feci, che idealmente hanno da essere ben formate.

Sonno: come ho spiegato nell’articolo ‘Riposo e rilassamento, aspetti fondamentali per la nostra salute’, la qualità del riposo che diamo al nostro corpo è molto importante. Da una parte il sonno può essere alterato da cause esterne (abitudini, lavoro, figli, ecc…) ma molto frequentemente il sonno non è ottimale anche se non ci sono condizione esterne che lo alterano. Infatti quello che andremo a valutare in questo criterio è se ci addormentiamo senza problemi, se il sonno è ininterrotto durante tutta la notte e se la mattina ci svegliamo riposati. Se uno o più di questi aspetti non è ottimale allora vuol dire che c’è una disarmonia in alcune delle nostre funzioni interne.

Organi di senso (vista e udito): in uno stato ottimale di vitalità-salute la vista e l’udito sono buoni. Sappiamo tutti come lo stato di questi due sensi tende a peggiorare con l’età, ma non è raro che uno dei due possa subire un drastico peggioramento dopo un periodo stressante prolungato o particolarmente intenso.

Per ultimo, ma non meno importante, c’è il criterio che riguarda il nostro stato mentale-emozionale! Per semplicità mi focalizzerò sulla componente emotiva.

Stato emozionale: Le nostre emozioni ci accompagnano fin dalla nascita e sono una parte fondamentale dell’essere umano. Esse sono funzionali al nostro interagire con il mondo e quindi hanno tutte un senso all’interno dell’espressione vitale di una persona. Il punto chiave nel contesto che stiamo affrontando è il fatto che le emozioni sono solo una parte della nostra sfera psichica e il nostro sistema richiede una grande quantità di energia per mantenere un equilibrio tra la nostra sfera emotiva e il resto delle nostre funzioni cognitive. E’ quindi chiaro che quando le emozioni “strabordano” evidenziano che non c’è abbastanza vitalità per consentire un’ espressione armoniosa di esse. Ma cosa significa ‘espressione armoniosa delle emozioni’? L’argomento è molto interessante ma anche complesso, quindi richiede una trattazione dedicata. Intanto in modo sintetico possiamo dire che c’è equilibrio emozionale quando manifesto le mie emozioni in modo passeggero, solo quando sono funzionali a ciò che sto vivendo e in misura adeguata. Se vivo una o più emozioni in modo troppo intenso, troppo frequente o per troppo tempo allora si può dire che il livello di armonia emozionale può sicuramente migliorare. Questo argomento lo approfondirò in un articolo specifico, ma intanto ci basti ricordare quelle volte in cui ci capita di riposare meno rispetto a quello  a cui siamo abituati, come ci sentiamo durante la giornata? di solito si è più suscettibili e irritabili, vero? Questa osservazione è valida non solo in quella particolare giornata e in quei particolari momenti ma anche in generale, quindi come si manifestano le nostre emozioni è un valido indicatore del nostro livello di vitalità. In particolare è un criterio che ci aiuta a capire se la nostra vitalità raggiunge livelli adeguati nella nostra sfera psichica (ricordate il concetto di distribuzione adeguata della vitalità?), infatti non è raro che ci siano persone che manifestano apparentemente un buon livello di salute sul piano fisico ma sul piano mentale si evidenziano delle problematicità.

A questo punto, se hai dato un voto ad ogni criterio puoi fare la media dei valori ottenuti, in questo modo avrai una auto-valutazione del vostro stato attuale di vitalità-salute. Il risultato é diverso da quello che avevi immaginato all’inizio della valutazione dei singoli criteri? Considerando il valore che hai ottenuto, sei soddisfatto o vorresti migliorare? Da qualche criterio è emerso che ci sono aree ‘scoperte’? Queste sono tutte considerazioni importanti, dalle quali possono scaturire azioni e comportamenti nuovi orientati al mantenimento o al recupero di un buon livello di vitalità-salute!

Se vuoi scrivi sotto nei commenti che riflessioni ne sono scaturite dalla lettura dell’articolo.

Nel prossimo articolo di questa serie esploreremo vari modi di aumentare la propria vitalità! Al prossimo post!

 

PS: I concetti espressi in questa serie di articoli sono il frutto della mia formazione nelle discipline orientali per la salute, della mia esperienza professionale e dalla mia esperienza come formatore. Chiarisco quindi che il modo e il linguaggio in cui espongo questi concetti sono volutamente diversi da quelli tradizionali, infatti sono volti a far comprendere con efficacia l’argomento alle persone estranee alla filosofia e visione dell’uomo proprie del pensiero orientale.

Ognuno di noi in base alla sua esperienza si è fatto un’idea del significato di salute e malattia, ma difficilmente ci siamo interrogati sul significato più profondo di questi termini, che meritano invece una riflessione molto importante poiché dal significato che noi attribuiamo alla parola salute ne conseguiranno azioni volte a conservarla e migliorarla. Naturalmente parte delle idee che ci siamo fatti deriva da ciò che ci è stato trasmesso dal mondo medico, e per le ultime generazioni anche dalla pubblicità! Se ci pensiamo, in ambito educativo è qualcosa che viene affrontato solo marginalmente. Questo è legato al fatto che, dal punto di vista occidentale-scientifico, la risposta alla domanda “cosa significa essere in salute” è molto complicata, spesso estremamente tecnica e quindi difficilmente alla portata di tutti. Ma non solo, la salute di per sé è un aspetto che ci riguarda come persona nella nostra globalità, e la medicina invece si è sempre più allontanata dal tentativo di comprendere questa globalità diventando molto specialistica e settoriale. Inoltre, la nostra cultura comprende la salute principalmente attraverso la dualità salute-malattia, per cui spesso essere in salute viene concepito come assenza di malattia…ma ciò è molto riduttivo.

la nostra cultura comprende la salute principalmente attraverso la dualità salute-malattia ma ciò è molto riduttivo

Vediamo quale può essere una risposta semplice, sintetica e costruttiva alla nostra domanda. Io concordo con l’idea del Maestro di Qi Gong Michael Tse nel ritenere che una persona che fisicamente e mentalmente è in grado di fare ciò che vuole allora è in salute. Cioè, se abbiamo una mente lucida, un buon sonno, possiamo mangiare normalmente, il nostro corpo è in grado di fare i movimenti necessari alla nostra vita e abbiamo sufficiente energia per le cose da fare, allora abbiamo una buona salute. Semplice da comprendere… ma non è così scontato rientrare in questa descrizione, vero?

Questo modo di vedere le cose ci pone già sotto una prospettiva diversa da quella a cui siamo abituati, vediamo ora di approfondire alcuni concetti chiave.

Intanto c’è da dire che nella cultura tradizionale orientale il concetto di salute (contrapposto a quello di malattia) è sostituito dal concetto di “vitalità”. Questo concetto ha il vantaggio di non essere binario (c’è o non c’è) e quindi di poter essere presente in misura maggiore o minore. I due estremi saranno naturalmente da una parte l’assenza quasi totale di vitalità, che nella nostra idea occidentale corrisponderà a una persona gravemente malata e/o indebolita, e dall’altra una vitalità sovrabbondante, che corrisponde a uno stato di ottima salute (che è qualcosa in più di ‘buona salute’ come discuteremo più avanti). In mezzo a questi due estremi abbiamo tutte le gradazioni possibili. In ognuno di noi, lo stato vitale oscilla, non solo nell’arco della nostra vita ma anche all’interno dell’anno, del mese, della settimana e del giorno … come ben sappiamo.

il concetto di vitalità si traduce dunque nelle mie potenzialità e possibilità mentali e fisiche

E’ necessario segnalare che il concetto di vitalità si traduce dunque nelle mie potenzialità e possibilità mentali e fisiche, ma non è sempre direttamente legato al concetto di malattia secondo la prassi medica. Facciamo degli esempi. Nella mia pratica di Shiatsuka (Operatore Professionale Shiastu) mi capita di trattare spesso persone che hanno dei disagi o delle limitazioni funzionali, esse sono andate dal medico e hanno fatto i controlli necessari ma ‘non hanno nulla’; cioè per il mondo medico sono ‘in salute’, ma loro in realtà stanno male. D’altra parte ci sono persone a cui è stata riscontrata una certa disfunzione da alcuni esami ma loro si sento bene e sono in forma. Questo aspetto lo approfondiremo in un prossimo articolo, poiché riguarda la distinzione tra come mi sento e i processi in corso nel nostro organismo. Ma rimane il fatto che più ho una vitalità elevata e più saranno brevi e passeggere le eventuali problematiche che si possono presentare,  anche perchè riuscirò ad affrontarle in modo più attivo e determinato.

Dunque a questo punto è chiaro che l’idea di vitalità, così come l’abbiamo descritta, è molto utile per valutare il nostro stato e quindi anche per prendere delle decisioni in merito. Perché se riteniamo di non avere una buona vitalità e quindi di non essere in buona salute allora significa che abbiamo bisogno di darci da fare!!! Non sarebbe furbo aspettare che il nostro livello di vitalità diminuisca ancora, perché quando la nostra vitalità scende a livelli bassi il nostro organismo ha difficoltà a portare avanti in modo appropriato le sue funzioni e allora iniziano i problemi. L’indicatore della vitalità ci impone di agire sulla prevenzione! Infatti tutto il pensiero orientale da un grande rilievo ad un atteggiamento attivo nei confronti della salute-vitalità, in cui essa viene coltivata giorno dopo giorno. Per questo non bastano le solite e stringate raccomandazioni a cui siamo abituati: mangiare bene e fare attività fisica. Cosa fare di veramente efficace per incrementare la nostra vitalità sarà oggetto di un prossimo articolo. Intanto vorrei concludere questo post con un ultimo spunto.

Come ho accennato precedentemente, l’estremo superiore della scala di vitalità coincide con uno stato di vitalità sovrabbondante, che il Maestro di Qi Gong Yves Requena definisce super-salute. Questo stato è reso possibile dalla pratica continua e perseverante di alcune discipline orientali (Qi Gong, Meditazione, Tai Chi, Yoga, arti marziali), ed è caratterizzato da: un corpo flessibile e resistente, alta capacità di recupero dopo sforzi mentali o fisici, sonno particolarmente profondo e ristoratore, alta capacità di concentrazione e attenzione vigile, senso di benessere interno, sensi acuti, grande forza di volontà, serenità e fiducia interiore. Come vedete è uno stato che ha caratteristiche sia fisiche che mentali, poiché la salute ci riguarda come persone nel nostro insieme di corpo e mente! Quello si che sarebbe un obiettivo ambizioso da raggiungere in termini di salute, ma già porsi quello di raggiungere le caratteristiche elencate prima in merito all’idea di buona salute sarebbe ottimo :).

Ti è sembrato chiara l’idea esposta in questo articolo, ti è sembrato utile? Puoi lasciare un commento sotto se lo desideri.

Presto approfondirò questo argomento con altri articoli, al prossimo post!

La scorsa primavera, grazie all’iniziativa “open week allo Studio di Zen Shiatsu”, ho avuto la possibilità di trattare diverse persone che non si erano mai avvicinati allo Shiatsu o a discipline affini. Sono rimasto positivamente sorpreso di riscontrare un cambiamento diffuso nella sensibilità e consapevolezza delle persone, sempre più interessate e ricettive verso metodi e discipline che possano contribuire a gestire problematiche su vari livelli (fisici, organici, emozionali) in modo più globale e integrato.

 

Che significa?

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L’Importanza di fermarsi…ogni tanto

Nella nostra società contemporanea subiamo una forte pressione culturale che ci spinge ad essere in continuo movimento, sempre “in azione”, senza sosta. Da una parte ci viene infatti richiesto di lavorare sempre di più, e dall’altra, ci siamo abituati ad usare quasi sempre il tempo libero in attività altamente stimolanti. Continua a leggere